CAMBIAMENTO D´EPOCA – P. Flaviano Amatulli, fmap

7 Noviembre, 2014

CAMBIAMENTO D´EPOCA

Cambiamento di strutture e di atteggiamenti

LETTERA APERTA

ai confratelli sacerdoti

e a quanti hanno a cuore il presente e il futuro della Chiesa  e sono disposti a rischiare per il suo bene.

 INTRODUZIONE

Ci troviamo in un cambiamento epocale, non in un semplice cambiamento generazionale. Infatti, mentre i genitori nel passato erano i veri maestri ed educatori delle nuove generazioni a motivo della loro esperienza, adesso generalmente sono considerati out, cioé  sorprassati, mano a mano si vanno affermando nuove modalitá in tutti gli aspetti della vita, modalitá che i genitori fanno fatica a capire ed accettare.

Evidentemente si tratta di una semplice constatazione, che comunque deve portare a una attenta riflessione e a una presa di posizione precisa di fronte al presente e al futuro della Chiesa. In realtá, il cambiamento non riguarda solamente l´ambito sociale, bensí tutto il sentire e vivere delle nuove generazioni, che noi, pastori della Chiesa, abbiamo il dovere di educare nella fede e indirizzare sulla strada della salvezza.

Tenendo presente tutto questo, é un grande errore lavarsi le mani di fronte a questa realtá, pur di apparire aperti verso le nuove situazioni, mano a mano che si vanno presentando,  mentre si lasciano le pecorelle allo sbaraglio, soddisfatti comunque di continuare a vivere alle loro spalle mediante la semplice amministrazione dei sacramenti, senza una vera preoccupazione per la loro efficacia.

Non dimentichiamoci del fatto che, nell´ambito ecclesiale, siamo pastori e non semplici pecorelle, che pensano e agiscono come meglio credono, molte volte seguendo la moda del momento.

Di lí viene la maniera molto comoda e superficiale di vedere il problema della diversitá religiosa, parlando solamente di dialogo, senza preoccuparsi minimamente di preparare convenientemente i propri fedeli ad affrontare con dignitá il fenómeno del proselitismo religioso.

Lo stesso valga per quanto riguarda l´educazione nella fede e in generale l´andamento della vita cristiana dei nostri fedeli. Non basta scaricare sui genitori ogni responsabilitá al riguardo, dal momento che loro stessi si sentono incapaci e smarriti dinanzi a una realtá totalmente inédita, che li sorpassa completamente.

Premetto che non tutti siamo ugualmente responsabili di quanto sta succedendo nella Chiesa. Una cosa é la situazione della Chiesa ed un´altra é la responsabilita personale al riguardo. Difatti, quando ci sono abitudini secolari, normalmente le si accetta senza pensare, il che rende vana ogni responsabilitá.

Comunque, se qualcuno si sente completamente estraneo a quanto riferisco nella presente lettera, dia gloria a Dio per avere avuto la fortuna di capire le cose a tempo e agire diversamente.

Per conto mio, confesso che ancora sto facendo lo sforzo di capire i segni dei tempi in cui viviamo, cercando allo stesso tempo di individuar qualche possibile soluzione e condividerla con voi tutti nella speranza di  incontrare il filo conduttore che ci aiuti a creare un Nuovo Modello di Chiesa, in accordo con il piano di Dio e il cambiamento epocale in cui ci troviamo.

 

Castellana Grotte (Ba), 19 ottobre 2014.

 

I.- Parte

SITUAZIONE  

 

                Per poter cercare una soluzione agli attuali problemi che affliggono la Chiesa, innanzitutto é necesario che prendiamo coscienza del fatto che ci troviamo davanti ad un cattolicesimo debole, fatto di abitudini e appesantito da una grande quantitá di istituzioni e norme del passato, che le impediscono di camminare con speditezza.

                Solamente cosí, si potrá cercare una via di uscita decorosa all´attuale situazione di debolezza, tenendo presente il fatto che la guarigione di un malato dipende essenzialmente dall´esattezza della diagnosi e la precisione della dovuta terapia  in vista di un totale recupero della salute.

                In questa prima parte ci limitiamo alla diagnosi, tenendo presente la situazione attuale della Chiesa.

 

1.- L´EFFICACIA DEI SACRAMENTI “IN SÉ”

-La dottrina del “ex opere operato”-

Senza dubbio, questa dottrina é riuscita a risolvere alcuni problemi a livello ecclesiale, come nel caso della celebrazione dei sacramenti da parte di un ministro indegno (in peccato). Sapendo che il sacramento ha un suo valore di per sé, chi ne usufruisce si sente sicuro circa la sua validitá, senza preoccuparsi della situazione del ministro, se é degno o meno.

Peró allo stesso tempo ha causato gravi danni alla prassi ecclesiale, scaricando tutta l´efficacia sul valore del sacramento in sé, senza dare la dovuta importanza alla partecipazione umana da parte del ministro che lo celebra e del fedele che ne usufruisce.

Cosí arriviamo all´assurdo: mentre in teoría i seguaci di Lutero insistono sull´importanza dell´intervento divino in ordine alla salvezza (“sola gratia”), relegando alla sola fede la partecipazione dell´uomo, e da parte cattolica si sottolinea anche l´importanza delle opere, nella pratica, almeno a livello di massa, generalmente sono i protestanti coloro che piú impegno manifestano a livello di opere.

Una prova? Il fenomeno della corruzione, dell´evasione fiscale, del clientelismo e del menefreghismo, cosí forte nei paesi di cultura cattolica.

 

2.- ECONOMIA E SACRAMENTO

-Simonía-

Si tratta di qualcosa che poco a poco é arrivato ad ottenere diritto di cittadinanza nella Chiesa. Di fatto, in molte parti esistono tariffe “ufficiali” per ricevere un determinato sacramento. Un vero assurdo per due motivi:

1.- Se siamo a favore dei poveri -mi domando-, come possiamo permetterci di esigere per un sacramento la stessa quantitá di danaro, si tratti di ricchi o poveri, operatori di pastorale o semplici fedeli? Che succederebbe se lo Stato facesse lo stesso riguardo alle tasse, senza tener presente le possibilitá economiche e le entrate di ogni cittadino?

2.- Il dato bíblico: “Il dono di Dio non si compra con danaro” (At 8, 21).

Obbiezione: “Allora, come si potrebbero suffragare le spese del culto e in particolare provvedere all´onesto sostentamento del clero?

Risposta: “Non basta l´otto per mille? Allora, si faccia la lista dei cattolici praticanti e ognuno di loro, secondo le proprie possibilitá, stabilisca la somma di danaro con la quale pensa di contribuire mensilmente all´economia della Chiesa, da distribuirsi tra la parrocchia e la diocesi. I rispettivi Comitati degli Affari Económici si incaricherebbero della gestione. In caso di ulteriori necessitá, gli stessi Comitati suggerirebbero le inizitive piú opportune”.

Alcuni utilizzano il sistema delle buste per ovviare alle obbiezioni anteriori. Che dire al riguardo? Che tutto dipende dall´obbiettivo che si vuole perseguire. Infatti, il sistema delle buste, utilizzato opportunamente (con busta a ognuno degli interessati: candidati al sacramento, genitori e padrini) potrebbe trasformarsi in un tranello per far crescere ancora piú le entrate.

Tutto sta nel sapere dove vanno a finire le offerte. Che non succeda che si perdano lungo la strada, come molte volte succede specialmente nel mondo politico. Soluzione: che il tutto arrivi al fondo económico parrocchiale o diocesano e sia utilizzato secondo norme precise. Precisione, trasparenza e informazione: elementi essenziali di una buona amministrazione in tutti i campi.

Solamente cosí, sará piú facile vedere le cose con serenitá ed essere in grado di valutare oggettivamente la convenienza o meno della celebrazione di un determinato sacramento.

 

3.- SACRAMENTALIZZAZIONE

-La strada piú comoda e sicura-

Altrimenti si cade nel fenómeno della sacramentalizzazione, puntando sull´efficacia del sacramento in sé, senza dar la dovuta importanza alla partecipazione dell´uomo (ministro e fedele), fino a dare l´impressione della Chiesa come una “agenzia di cerimonie religiose”.

E cosí arriviamo ad un altro assurdo: nonostante ci siano pochi presbiteri, questi sono immersi quasi totalmente nella distribuzione dei sacramenti, mentre il popolo  patisce il piú grande abbandono spirituale, senza maestri e senza guide disponibili.

E con i soldi vengono tante altre cose in disaccordo con il vangelo: macchine di ultimo modello, vacanze dispendiose, ristoranti di lusso,  eccetera eccetera.

4.- IL SOGNO DELLA MASSA CATTOLICA

-L´antico regime della cristianitá-

Certo che, stando cosí le cose, si fa fatica ad entrare nel nuovo ordine di idee. La mente é sotto il fascino del passato, nonostante che i segni premonitori ci parlino di un cambiamento epocale. Un passato, fatto di feste, processioni, messe a tutto spiano. E prestigio. E benessere materiale. Un passato che ci sta sfuggendo dalle mani e che comunque diventa necessario far rivivere, se si vuole continuare a godere dei privilegi d´un tempo.

Difatti, se si insiste nella pratica della vita cristiana, é evidente che verrebbero meno le entrate di una volta, rendendo impossiblile mantenere lo stesso tenore di vita. Per questo si preferisce aprire a tutti la porta dei sacramenti, specialmente quelli del battesimo, della prima comunione della cresima e del matrimonio, anche se poi ci si rende conto che non hanno una reale incidenza nella vita di ogni giorno.

E se diminuiscono le vocazioni sacerdotali? Non c´é problema. In fondo, per la semplice amministrazione dei sacramenti, non c´é bisogno di tanti sacerdoti.

Ho il dubbio che in questa línea vada tutto lo sforzo che si sta facendo in alcune parti per dare a tutti i sacramenti, fino ai divorziati uniti in un nuovo matrimonio, agli omosessuali che convivono, eccetera.

Visto che non tutti ce la fanno a scalare la montagna, la appianiamo un pó, per far sí che non si noti la differenza tra l´uno e l´altro e tutti possiamo trarne qualche beneficio.

 

5.- IL PROSELITISMO RELIGIOSO

-La prova del fuoco-

Il sistema attuale, costruito durante secoli di storia, potrebbe ancora andare avanti per molto tempo, se non fosse sorto il problema della concorrenza, rappresentata dal fenómeno del proselitismo religioso, che ha messo a nudo molte nostre carenze, che si fanno evidenti nel cattolicesimo di massa.

Secondo la mia maniera di vedere le cose, davanti a questa realtá, sarebbe stato opportuno approfittare della situazione per indurre i cattolici a una conoscenza piú approfondita della propia fede e ad una pratica cristiana piú autentica, per non soccombrere davanti all ´agressivitá dei gruppi proselitisti.

Invece no. Da parte dei responsabili si é scelto il cammino piú corto e comodo, quello della convivenza pacifica, lasciando le cose come stanno e allo stesso tempo dando l´impressione di essere aperti e progressisti.

E le cose sono peggiorate. Il male si é aggravato e molti hanno abbandonato la Chiesa. Si é voluto bruciare le tappe, cioé arrivare alla tolleranza e il dialogo, senza una preparazione specifica da parte dei cattolici, e molti  sono cascati nelle reti dei gruppi proselitisti. Un errore storico, che si incomincia a pagare a caro prezzo.

 

6.- SECOLARISMO

-Il problema dei lontani-

Dobbiamo convincerci del fatto che viviamo in un cambiamento epocale, in cui il fattore religioso interessa poco. Ognuno cerca di risolvere i suoi problema come meglio puó, ricorrendo alla medicina, alla magia, alle superstizioni, alla psicología, alla filosofía, eccetera.

Invece prima tutto si risolveva con la religione, come se tutto dipendesse direttamente da Dio e l´uomo non avesse a che vedere con  quanto gli succedeva. Oggi si pensa e agisce come se tutto dipendesse dall´uomo e da alcune forze impoderabili. Il problema della relazione tra la fede e la ragione, religione e scienza, religione e superstizione, eccetera.

Conseguenza: molti si confondono e abbandonano la religione, lasciandosi abbagliare dalla scienza, dal progresso umano e da tante altre cose. E si acutizza il problema dei lontani: persone ufficialmente cattoliche, che di cattolico hanno solamente il nome e certe pratiche quasi di scaramanzia; cattolici confusi e persone che definitivamente hanno abbandonato la fede per il cammino della scienza, la filosofía o la superstizione.

Di qui sorge la necessitá di andare incontro a queste persone e, dove sia possibile, cercare di stabilire un dialogo con loro per chiarire le cose come stanno.

Domanda: siamo preparati per fare questo? Siamo preparati per andare incontro a questo tipo di persone? Dobbiamo riconoscere che quelli della concorrenza sono preparati e lo stanno facendo, mentre noi no. Non siamo preparati a cercare le pecorelle smarrite, i lontani che potrebbero essere anche accanto all´ufficio parrocchiale.

7.- COMPLESSO DI INFERIORITÁ

–Bassa autostima-

Perché tra noi esistono queste situazioni? Per il timore di restare in pochi, nel caso di un cambiamento di rotta. Molti pastori sono rimasti bloccati davanti all´alternativa di traghettare il popolo cattolico da una fede di tradizione a una fede di convinzione, nel tentativo di formare dei veri discepoli e missionari di Cristo, ció che a molti sembra una vera utopía. Complesso di inferioritá e bassa autostima.

Generalmente hanno preferito puntare ogni sforzo nel piano litúrgico, con l´appoggio incondizionato dei supercattolici, abituati a dire sempre di sí e desiderosi di far parte del circolo ristretto dei chiamati ad assaggiare almeno le briciole degli onori e del potere, che cadono dalla mensa del clero.

Senza dubbio in questo aspetto ci sono stati buoni risultati. Peccato che non si é fatto lo stesso sforzo negli altri aspetti della vita cristiana, piú complicati e rischiosi.

8.- AUTORITARISMO

-L´autoritá come potere-

Disse Gesú: “Voi sapete che i governanti delle nazioni dominano su di esse e i capi le opprimono. Tra di voi non sia cosí; chi di voi vuole essere grande, si faccia vostro servitore e chi vuole essere il primo tra voi, si faccia vostro schiavo. Como il Figlio dell´uomo che non é venuto per farsi serviré, ma per serviré e dare la propria vita in riscatto per molti” (Mt 20, 25, 28).

Nella pratica che é successo? Che si é preso il carisma come potere, per cui i sudditi hanno paura di parlare per esprimere il proprio parere, anche se si rendono conto del fatto che certe cose non vanno bene.

 

9.- ANALISI DELLA REALTÁ ECCLESIALE

-Un tema tabú-

                           Ho avuto la fortuna di partecipare a diversi incontri destinati a formulare i piani di pastorale con il método di vedere, giudicare ed agire. E che é successo? Che, al trattare il primo aspetto (vedere), súbito si parlava di realtá política, económica e sociale. E la realtá ecclesiale? Nemmeno una parola.

Eppure ci sono tante cose da vedere e rivedere nella nostra realtá ecclesiale! Sono sicuro che, se si permettesse a tutti di esprimersi con libertá e senza il timore di essere emarginati, certamente verrebbero fuori cose molto interessanti per il bene della Chiesa.

Ancora una volta é opportuno ricordare che solamente in un clima di libertá e fratellanza si possono vedere le cose come stanno. Altrimenti prevalgono l´ipocrisia e il panegírico come mezzi per  gradire a quelli di sú e cosí essere in grado di scalare i gradini degli onori e del potere.

10.- ALLONTANAMENTO DALLE SCRITTURE

-Il trionfo della sapienza umana-

Ci si puó chiedere: “Come mai si é arrivati a tanto?”. Risposta: “Per il distacco dalle Scritture”. Si é preferita la sapienza umana alla sapienza divina, manifestata nelle Scritture, con le conseguenze che possiamo fácilmente constatare.

Vogliamo riprendere la strada corretta? Ritorniamo alle Sante Scritture. Difatti, soltanto la Parola di Dio ci potrá ricondurre sulla retta strada.

 

 II.- Parte

CAMBIAMENTO DELLE STRUTTURE

                               Disse Gesú: “Nessuno versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti il vino spaccherá gli otri, e si perdono vino e otri. Vino nuovo in otri nuovi ” (Mc, 2, 2).

                Questo costituisce il punto focale di tutto il problema. Il Concilio Ecumenico Vaticano II (1962-1965) ci ha parlato di un vino nuovo. Adesso abbiamo bisogno di produrlo e conservarlo, per assaporarlo al momento opportuno. Non bastano le idee; é necesario disporre degli strumenti necessari per trasformarle in realtá.

                Di lí viene tutta l´insoddisfazione del postconcilio: vedere la Terra Promessa e non riuscire a toccarla. Come succede nel campo político e civile: non basta parlare di diritti (libertá, educazione, abitazione e salute); ci vogliono strumenti precisi per renderli effettivi.

                Un compito che incombe a tutti, non soltanto ai pastori della Chiesa. Tutti, infatti, abbiamo la capacitá dell´intuizione e pertanto di suggerire il da farsi. Spetterá alla gerarchía stabilire quali strutture eliminare completamente per la loro inefficacia, quali cambiare e quali creare ex novo, per far presente il Regno di Dio nel mondo attuale.

  

1.- PRIMATO DELLE SACRE SCRITTURE

-Bibbia per tutto e per tutti

Per raggiungere questo ideale, é necesario porre la Bibbia come fonte d´ispirazione in tutta la vita ecclesiale: Bibbia per la religiositá popolare, Bibbia per la catechesi, Bibbia per la liturgia e Bibbia per la propia vita spirituale; Bibbia per i bambini e gli adulti, i semplici fedeli , le anime consacrate e i pastori della Chiesa.

Una vera rivoluzione nella Chiesa: tutto con la Bibbia e niente senza la Bibbia. Che il cattolico riesca a fare della Bibbia il libro fondamentale della sua vita, mettendo al secondo posto le devozioni particolari.

 

 2.- RUOLO DEI SACRAMENTI

-Come punto di arrivo e punto di partenza-

Punto di arrivo di un processo di conoscenza e convinzione e punto di partenza per una vita cristiana piú piena, alla luce delle Scritture e la propria esperienza di ogni giorno.

Invece, nella pratica, non é cosí. Generalmente si vedono i sacramenti come una realtá a se stante, un fatto isolato da tutto il complesso della vita, un obbligo da compiere per dire che uno é cattolico. E la vita? Continua come prima. É un fatto che oggi generalmente il sacramento non ha una reale incidenza nella vita.

Ció che piú mi preoccupa in questa faccenda, é la constatazione che si tratta di una realtá presente in tutto il mondo, non localizzata in una determinata zona o tipo di persone. Che vuol dire? Che la situazione ha molto a che fare con la maniera di pensare e procedere degli stessi pastori, che, d´altra parte, continuano con una prassi che ormai si é rivelata totalmente inefficace. Perché? Ai posteri l´ardua sentenza.

3.- NO AL TESTO UNICO

  -Situazioni differenti-

              Essendoci in una stessa nazione, diocesi o parrocchia situazioni differenti, secondo il mio parere non é conveniente che ci sia un testo único nella catechesi, uguale e obbligatorio per tutti. Poi cé il fattore clientelare, che senza dubbio potrebbe influire sulle decisioni.

Suggerimento: che si indichino i contenuti e il párroco con i catechisti incaricati dei diversi livelli decidano che testo usare. Cosí si tengono presente le distinte realtá e si favorisce una giusta concorrenza di talenti e iniziative.

 

4.-AMMINSTRAZIONE DEI SACRAMENTI

-Radicalitá evangelica e prassi attuale-

Chiarito questo, vediamo come affrontare il problema dell´amministrazione dei sacramenti, mentre si cerca di arrivare a un nuovo Modello di Chiesa. Secondo me, per il momento sarebbe opportuno lasciare ai pastori di anime una certa libertá per realizzare percorsi diversi in vista di un cambiamento a livello generale.

In concreto, ci sarebbero due posibilitá:

1.- Quella della radicalitá evangelica, che consiste nel riservare i sacramenti soltanto per i cattolici praticanti (“non dare le perle ai porci”: Mt 7, 6). E per i cattolici non praticanti, desiderosi del sacramento? Aiutarli a realizzare un percorso di fede  in vista del sacramento.

2.- La prassi attuale, che consiste nel continuare a dare i sacramenti a tutti, “oves et boves” (pecore e buoi), aggiungendo qualche correttivo: uso della Bibblia nella catechesi, qualche ritiro spirituale, eccetera.

Evidentemente ció che piú interessa in questo momento é la prima modalitá. In ogni modo, sarebbe auspicabile che in ogni parrocchia, almeno in forma sperimentale, ci fosse un gruppetto di fedeli, disposti a seguire il cammino della radicalitá evangelica.

Ecco alcuni suggerimenti al rispetto:

*Battesimo.

-Genitori praticanti:

Solamente in questo caso impartire il sacramento del battesimo ai bambini.

-Genitori non praticanti:

Come segno di appartenenza alla Chiesa, ci potrebbe essere l´iscrizione dei bambini nel registro dei catecumeni e la celebrazione di alcuni riti speciali, scandendo le diverse tappe di approccio al sacramento. All´arrivare all´uso di ragione, secondo i casi, si vedrebbe come e quando completare il percorso per arrivare alla celebrazione del sacramento del battesimo, tenendo presente la formazione catachistica e la testimonianza di vita. In questi casi, si potrebbero far coincidere il battesimo e la Prima Comunione.

*Penitenza.

Tenendo presente le cirsostanze concrete, insegnare a fare un vero esame di coscienza, conoscendo la vasta gamma dei peccati e il loro grado di gravitá. In piú far conoscere le condizioni per intraprendere un vero cammino di converione: essere in pace con tutti (Mt 5, 23ss), perdonare coloro che ci hanno offesi (Mt 6, 14-15) e pregare gli uni per gli altri per essere curati interiormente (Gc 5, 16).

*Prima Comunione.     

Esigere loro che fin da piccoli partecipino ai riti sacri come chierichetti o facciano parte di qualche associazione cattolica. In piú, abituarli a sforzarsi di vivere quanto riescono a capire circa la vita cristiana (esempio, preghiere della mattina e della será, qualche opera di misericordia, eccetera).

Per gli altri, non ammetterli alla prima comunione, finché non diano prova di voler essere dei buoni cristiani, almeno partecipando alla messa di precetto durante il tempo della preparazione al sacramento.

*Cresima.

Esigere teoría e pratica, cioé non solamente la conoscenza della fede, ma la pratica. Come? Assistendo ai ritiri spirituali organizzati per loro, compiendo certe opere di misericordia spirituale e corporale indicate dal catechista, realizzando un certo número di visite domiciliari, aiutando in qualche attivitá gli operatori di pastorale, eccetera. Alla fine, prima di accedere al sacramento, sarebbe opportuno che ogni cresimando desse una relazione scritta  al párroco circa le attivitá realizzate. Infatti, si stratta di formare soldati di Cristo, non disertori.

Secondo la mia opinione, il vescovo dovrebbe impartire questo sacramento solamente ai membri di questa categoría. Per gli altri si potrebbero incaricare i vicari generali, i vicari vescovili o i decani.

*Matrimonio.

-Cattolici praticanti:

Opportuna preparazione e celebrazione eucaristica. Solamente in questi casi ci sarebbe un sacramento e quindi si tratterebbe di un matrimonio indissolubile.

-Cattolici non praticanti:

Basterebbe una semplice celebrazione comunitaria, intercedendo per gli sposi affinché un giorno possano accedere al sacramento. Quindi, non si tratterebbe di un sacramento. Pertanto, stando in questa situazione, non ci sarebbe la possibilitá di accedere agli altri sacramenti fino a non ricevere il sacramento del matrimonio.

Riguardo alle situazioni attuali (gente giá sposata e divorziata, che si trova in una successiva unione), bisognerebbe cercare una soluzione. Infatti considero che molti matrimoni attuali non sono validi religiosamente, perché i contraenti non conoscevano realmente  in che consiste il sacramento del matrimonio e pertanto non hanno avuto l´adeguato sopporto di fede, necesario per sostenersi nelle difficoltá.

*Unzione degli infermi.

Dice San Giacomo: “Se qualcuno di voi é malato, che chiami i presbiteri della comunitá perché preghino per lui e lo ungano con l´olio, invocando il nome del Signore. La preghiera fatta con fede fará sanare il malato e il Signore lo fará alzare e, se avesse commeso qualche peccato, gli sará perdonato” (Gc 5, 14-15).

Questo sacramento é quasi dimenticato. La causa? L´insufficenza di sacerdoti.

*Ordine sacro.

Premesse:

Si tratta di un servizio, non di un premio, onore o privilegio.

-Trattandosi di un servizio necessario per la vita della comunitá, non dovrebbe mancare in nessuna comunitá cristiana.

-Le condizioni per accedere all´ordinazione, dovrebbero essere adeguate ai tempi e ai luoghi. Non si possono esigere a tutti i canditati all´ordine sacro le stesse condizioni, con il rischio di lasciare intere comunitá cristiane senza i ministri necessari.

-Il celibato obligatorio per tutti i candidati al presbiterato é dell´anno 1139. Non é di istituzione divina e adesso sta causando gravi problemi nella Chiesa, lasciando molte comunitá senza presbiteri.

– In questo caso, si potrebbe applicare a noi l´ammonimento di Gesú: “Voi, trascurando il comandamento di Dio, osservate la tradizione degli uomini” (Mc 7, 8).

-Se si vuole realmente purificare la Chiesa (ció che corrisponde al desiderio di molti), é necessario andare al fondo del problema. É un fatto che, nel mondo, ci sono zone in cui gran parte del clero non osserva la legge del celibato. Tutti lo sanno e nessuno interviene. Perché?  Per evitare che intere zone restino senza sacerdoti. E cosí arriviamo all´assurdo: le persone comuni che vivono in unione libera, cioé senza il sacramento del matrinonio, non possono accedere alla comunione se non si sposano in chiesa; al contrario, i sacerdoti, che vivono in unione libera, continuano ad amministrare i sacramenti e se vogliono regolarizzare la loro situazione, accedendo al sacramento del matrimonio, devono lasciare il ministero.

-Secondo il mio parere, una seria “riforma delle strutture” (ció che rappresenta il grande sogno di molti cattolici, cominciando da Papa Francesco) deve cominciare dalla la Riforma del Clero, che rappresenta la condizione necessaria perché possano realizzarsi tutte le altre riforme.

Condizione essenziale per accedere all´ordinazione:

Dar prova di essere dei discepoli e missionari di Cristo. Non importa a che momento della propria esistenza ognuno cominci il suo percorso di vita cristiana. Ció che importa é che ognuno dia prova di essere  un vero discepolo e missionario di Cristo, vivendo cristianamente e cercando di realizzare qualche tipo di apostolato.

Tappe:

-Prima tappa: candidati al diaconato.

Tra questi i cattolici praticanti dovrebbero scegliere i candidati al ministero diaconale. Questi, all´accettare, dovrebbero dar inizio al percorso formativo per accedere all´ordinazione diaconale. Allo stesso tempo, se sono celibi dovrebbero cominciare a vivere in una comunitá (per gli sposati, é evidente che continuerebbero a vivere con la propia famiglia).

-Seconda tappa: ordinazione diaconale.

Per i celibi, almeno 22 anni di etá; per gli sposati, almeno 36 anni di etá e sei anni di matrimonio. Ognuno dovrebbe incaricarsi di un´area specífica della pastorale: movimenti, catechesi, zona pastorale, cappella, eccetera.

-Terza tappa: candidati al presbiterato.

Scelti dai cattolici praticanti per il loro servizio, non giá come diaconi, bensí come presbiteri. Completare la formazione. Secondo i casi, potrebbero essere a tempo pieno o limitato, come nel diaconato.

-Quarta tappa: ordinazione presbiterale.

Nota: in tutto il processo dovrebbero intervenire il popolo e il clero, sotto la guida del vescovo.

Vantaggio:

Avendo piú diaconi e sacerdoti, a tempo pieno o limitato, é possibile un´attenzione personalizzata, tenendo presenti i diversi aspetti del ministero ordinato. Che dice al rispetto la Parola di Dio? Un pastore aveva 100 perorelle, si smarrí una e andó a cercarla fino a trovarla (Lc 15, 4-6). É possibile fare lo stesso, quando un pastore ha cinque, dieci, venti mila pecorelle? Impossibile.

Per questo é auspicabile e urgente un cambiamento in tutta la faccenda del ministero ordinato, per essere fedeli alla Parola di Dio.

 

5.- SEMINARI

-Formare pastori di anime-

Non filosofi o teologi. Questo verrebbe dopo, secondo la capacitá o l´interesse di ognuno. E per formare pastori di anime, non sarebbe neccesario aspettare tanto. Che si cominci subito a realizzare nei seminari i cambiamenti, che si vedono necessari nella situazione in cui ci troviamo.

In concreto:

1.-Giá prima di incominciare l´iter formativo, sarebbe opportuno che l´aspirante al seminario si preoccupasse di essere un vero discepolo e missionario di Cristo.

2.-Trovandosi giá nel seminario, fin dal principio, bisognerebbe dargli la possibilitá di “specializzarsi” come “discepolo e missionario di Cristo”, sotto la guida di persone esperte. Unire sempre “teoría e pratica”.

3.-É un errore la prassi attuale, che consiste nel dedicare il tempo del seminario alla formazione spirituale e intellettuale,  relegando  la formazione pastorale a dopo l´ordinazione.

4.-I seminari e le facoltá teológiche dovrebbero fornire alla Chiesa nuovi strumenti per una pastorale efficace, preparando progetti concreti di pastorale mediante una indagine di campo e una dovuta sperimentazione, frutto della collaborazione tra i superiori, i professori e gli  alunni.

 

PASTORALE SPERIMENTALE

-Non bastano le idee-

In questa época di cambiamento, sarebbe auspicabile che si promuovessero nuove esperienze pastorali a livello personale (per esempio, visite dimiciliari), parrocchiale (per esempio, missionari parrocchiali), diocesano (per esempio, un nuovo sistema di catechesi) o nazionale (per esempio, sposati che accedono al diaconato in vista di un possibile presbiterato).

Stando cosí le cose, ognuno puó incominciare a fare cambiamenti semplici, senza la necessitá di aspettare decisioni ufficiali.

 

RITORNO ALLE SCRITTURE

-L´ignoranza delle Scritture é l´ignoranza di Cristo-

Almeno si puó preparare il terreno con un ritorno massivo alle Scritture. Che nella Chiesa cattolica le Sacre Sritture diventino l´ispirazione fondamentale di tutto il pensare e l´agire a livello personale e comunitario.

Soltanto cosí la comunitá cattolica (non soltanto gli esperti e le persone di buona volontá) potranno prendere coscienza della novitá cristiana, evitando il pericolo di lasciarsi abbagliare dalla sapienza umana e le abitudini secolari.

 

III.- Parte

NUOVI ATTEGGIAMENTI

 

                Trovandoci in un nuovo contesto culturale, é lógico che cambino anche gli atteggiamenti dei membri della comunitá cristiana. Tutto sta nell´ispirazione. Che questa sia in conformitá con il dato bíblico, il sentire della Chiesa lungo i suoi due mila anni di storia e l´esperienza dei santi.

  

1.- LABORATORIO DI UMANESIMO E VITA CRISTIANA

-La forza dell´esempio-

Ci troviamo nella cultura delle immagini. Oggi piú che mai si impara vedendo e facendo, piú che ragionando. Quindi, per formare dei veri cristiani, si deve insistere piú negli attegiamenti che nei ragionamenti.

Dove il cristiano di oggi imparerá ad essere onesto, tollerante e dialogante, profondamente preoccupato del bene comune? Nell´esperienza comunitaria a livello ecclesiale.

Cosí, quando sará chiamato ad intervenire nella gestione del bene comune, lo fará con gli stessi criteri, appresi e vissuti nella comunitá ecclesiale.

Solamente cosí, alla luce della Parola di Dio, sará possibile un vero cambiamento a livello sociale, almeno nelle zone a maggioranza cattolica.

 

2.- CARISMA E SERVIZIO

-Invece di carisma e potere-

“A ognuno viene data una manifestazione dello Spirito per il bene comune” (1Cor 12, 7). Quí c´é la chiave di tutto. Invece di prendere il carisma come una capacitá innata o acquisita con lo sforzo proprio, prenderlo come un dono di Dio.

Per il bene di chí? Della comunitá. Non per il vantaggio personale. Per cui non importa se uno é semplice catechista, diacono, presbítero o vescovo; se ha il dono del discernimento, di curare i malati o di far miracoli. Ció che importa é come esercita il suo servizio.

Se si capisce questo, molte cose cambiano nella Chiesa e per riflesso nella societá.

 

3.- GRATITUDINE E UMILTÁ

-Siamo semplici servitori-

Cosí scompare l´autoritarismo nella Chiesa e sorge un nuovo tipo di relazioni tra i membri della comunitá cristiana. Il tutto alla luce della Parola di Dio e non alla luce della sapienza umana.

Cosí si capiscono gli atteggiamenti dei santi nella ricerca di una vita umile e povera, a servizio dei fratelli, e diventa piú semplice anche per noi imitare il loro esempio ed essere grati al Signore per averci dato il privilegio di servirlo nei fratelli, ognuno secondo il dono ricevuto.

 

CONCLUSIONE

Un fatto curioso: Papa Francesco nel documento “Evangelii Gaudium” parla di “riforme di strutture”, ma non specifica in concreto di quali strutture si tratta. Immagino che abbia voluto lanciare la pietra per vedere come si muovono le acque stagnanti. E le acque non si sono mosse. Almeno cosí mi é sembrato, a un anno di distanza dalla pubblicazione del documento (24 novembre  2013).

Che vuol dire? Che si tratta di un tema molto delicato e nessuno vuole esporsi al rischio di lanciare qualche proposta concreta, senza avere le spalle al sicuro. Qualcosa che non é una novitá nel nostro mondo ecclesiale. Infatti la norma é: non muoversi finché, da parte di persone fidate e di un certo peso, non ci sia qualche indicazione precisa circa la rotta da seguire.

E invece il sottoscritto, da una quindicina di anni, sta ventilando questa problemática. Demenza senile? Puó darsi. Il fatto é che gia da tempo ho cominciato ad avere alcuni grattacapi per aver osato mettere in discussione tante strutture ed abitudini, ritenute intangibili per la loro trascendenza e antichitá. Grattacapi che giá prevedevo fin dal principio per il contatto constante con la Parola di Dio. Basta leggere il profeta Geremia, il mio profeta preferito.

Alcuni potrebbero pensare: “Perché il p. Amatulli si caccia in tanti problemi, senza nessuna necessitá? Forse non si rende conto del fatto che per questo motivo gli possono sorgere serie difficoltá contro di lui e la sua opera, essendo il fondatore degli Apostoli della Parola?”

Risposta: “Certo che sono cosciente di tutto questo. Comunque, preferisco rischiare, convinto che vale piú il bene della Chiesa universale che la sopravvivenza di una istituzione particolare”. Pensate il vantaggio che ne deriverebbe a tutta la Chiesa per un solo cambiamento di strutture, per esempio la catechesi o i seminari!

D´altronde non nascondo l´ enorme soddisfazione che giá da tempo sto provando al raccogliere i primi frutti del mio lavoro di seminatore. Giá in alcune parti si comincia a parlare di “analisi della realtá ecclesiale”; di giorno in giorno aumentano le voci di coloro che mi esprimono il loro ringraziamento per averli aiutati a discernere “i segni dei tempi”; alcuni dei miei libri, che trattano di questi temi, ormai sono diventati “indispensabili” per affrontare la problemática attuale, specialmente nel campo della pastorale bíblica e il fenómeno del proselitismo religioso.

Ma ció che piú mi spinge a continuare per questa strada é il fatto che alcuni giá cominciano a notare una cerca somiglianza tra i miei scritti e il linguaggio di Papa Francesco. Semplice coincidenza? Le idee volano.

“Alea jacta est” (il dado é tratto), disse Giulio Cesare al passare il Rubicone. É tempo di cambiamenti.  Papa Francesco ha parlato: “riforme delle strutture”. É tempo di muoversi; é tempo di cominciare a sognare il volto di una Chiesa rinnovata alla luce della Parola di Dio e il sentire del mondo attuale.

Che te ne pare? Se vuoi condividere il tuo pensiero, ecco la mia posta elettronica:

padreamatulli@hotmail.com

Auguri e buon lavoro.

 

Castellana Grotte (Ba), 29 ottobre 2014.

 

p. Flaviano Amatulli,  fmap

Un comentario

  • María de los Ángeles 24 Noviembre, 2014en3:19 PM

    Hermanos, ¿no tienen en español este texto del P. Amatulli?.
    Ojalá pudieran colocarlo. Muchas gracias de antemano.

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